I TIROCINI EXTRACURRICULARI – USI PROPRI ED IMPROPRI DELLO STRUMENTO

Scritto e redatto da : Dr.ssa Chiara Rossi

Un mercato sempre più competitivo spinge, nella maggior parte dei casi, le aziende ad inserire, all’interno del proprio organico, personale già qualificato, pur sostenendo una retribuzione certamente maggiore. Formare una nuova risorsa, d’altronde, comporta un carico economico diretto e indiretto significativo. Soprattutto per ruoli particolarmente tecnici è necessario affiancare al neoassunto un professionista che, quindi, è destinato a produrre meno. Inoltre, non è quantificabile il tempo necessario alla nuova risorsa per diventare pienamente operativa, a causa dei tempi soggettivi di apprendimento. Infine, formare significa mettere a rischio il know how aziendale, qualora l’assunto dovesse decidere di andare via.

Nonostante questo, lo sviluppo delle aziende passa per un costante turn over, utile a inserire in organico nuove competenze, come nel caso dei Millennials e degli scenari operativi offerti dalle nuove tecnologie. Proprio per questo, gli imprenditori non possono prescindere dall’inserimento di giovani risorse in organico, sfruttando i vantaggi offerti dalle Politiche Attive.

Tra queste, una delle misure maggiormente utilizzate è il Tirocinio Extracurriculare. Da un punto di vista tecnico, si tratta di un contratto formativo che vede interagire 3 attori:

  1. Soggetto Promotore
  2. Soggetto Ospitante
  3. Tirocinante

Il Soggetto promotore è l’ente che elabora il progetto formativo (PF), sul quale si baserà l’esperienza on the job del tirocinante. Il PF deve essere progettato sulla base dei profili professionali regionali e coerentemente con gli obiettivi formativi dell’azienda. Spetta, quindi, al Soggetto Promotore l’arduo compito di garantire il matching tra domanda e offerta, nel rispetto del regolamento regionale dei tirocini. Sono abilitati all’attivazione di tirocini extracurriculari i seguenti soggetti:

  • Centri Per l’Impiego (CPI);
  • Alcuni istituti scolastici e universitari;
  • Istituzioni formative private, non aventi scopo di lucro e appositamente autorizzati dalla Regione di appartenenza;
  • Agenzie Per il Lavoro (APL);
  • Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL);
  • Servizi di inserimento lavorativo per disabili;
  • Comunità terapeutiche e similari.

Il Soggetto Ospitante è l’azienda presso cui il tirocinante svolgerà il tirocinio. Suo il compito di individuare un tutor, che formi la nuova risorsa e gestisca gli aspetti amministrativi del rapporto. Solitamente, il tutor ha un profilo professionale simile a quello di riferimento, per garantire al tirocinante una formazione idonea ad acquisire le competenze necessarie all’azienda.

Da un punto di vista normativo, i tirocini sono disciplinati a livello regionale, per definire durata, indennità di partecipazione e limiti di attivazione. Per fare alcuni esempi, in Lombardia è possibile attivare un tirocinio in aziende da 0 a 5 dipendenti, 2 tirocini da 6 a 20 dipendenti. L’indennità minima in favore del tirocinante è pari a € 500 al mese e la durata varia da un minimo di 2 mesi ad un massimo di 12, in relazione al profilo professionale individuato. Nel Lazio, invece, l’indennità minima di partecipazione è € 800, restando invariati gli altri aspetti. In regioni come la Campania, considerata svantaggiata per i numeri connessi alla disoccupazione, è possibile attivare un tirocinio ogni 5 dipendenti, fino al limite del 20% dei dipendenti complessivi, con un’indennità minima pari a € 500.

Il tirocinio è uno strumento che, se usato bene, può accrescere le competenze dei giovani, contrastando la disoccupazione; nella maggior parte dei casi, infatti, le aziende, a conclusione del tirocinio, optano per un contratto di apprendistato, anche grazie a sgravi ed agevolazioni.

Purtroppo, ancora molti sono gli usi impropri di questo strumento. Spesso, infatti, il tirocinio è visto come escamotage per pagare meno e sfruttare le risorse, senza rispetto dei PF progettati. Tutto ciò limita, ovviamente, la crescita dei giovani, che si vedono costretti a passare da un tirocinio ad un altro, senza alcuna prospettiva di carriera stabile. A garanzia dei giovani tirocinanti e assicurare la loro crescita nel tempo, per fortuna, sono periodicamente realizzati controlli all’interno delle aziende, con sanzioni più o meno gravi a seconda di casi e Regioni.

Scritto e redatto da : Dr.ssa Chiara Rossi (Employability Consultant –https://www.linkedin.com/in/chiara-rossi/ )

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